Una volta era stazione obbligata per chi voleva andare dalla Puglia a Roma o a Napoli lungo il Regio Tratturo. Oggi è una splendida terrazza sulla Capitanata, paese della memoria che cerca futuro senza dimenticare il passato.
Le storie degli uomini spesso le scrivono le strade. Le strade decidono se puoi stare ancora dove sei nato oppure no e molte volte gli uomini devono, per amore dei luoghi che non vogliono veder morire, tracciare strade immaginarie e tutte loro, perché torni la vita.
Una bella veduta dall’alto del borgo di Alberona, posto a 700 metri su una terrazza naturale che domina la Capitanata. Alberona svetta dall’alto dei suoi oltre 700 metri sulla Capitanata, la fertile piana di Foggia, e più in là verso il Gargano fino ad abbracciare con lo sguardo il mare. Ora è solo terrazza, magnifica, ma un tempo fu stazione obbligata per chi voleva andare dalla Puglia a Roma o a Napoli. Era la via tracciata dal Regio Tratturo, 110 metri di larghezza, più di un’autostrada di oggi: da lì passavano uomini e merci, e due volte all’anno vi transitavano anche gli armenti, che il rito della transumanza portava dalla montagna molisana ai pascoli di Foggia durante la stagione fredda, per poi tornare sui monti all’inizio della primavera. Adesso quel moderno Tratturo chiamato autostrada scorre tutto a valle, più in basso di Alberona, verso Lucera dove, non a caso, risiedono molti alberonesi.
Uno splendido scorcio di Alberona, in provincia di Foggia. Cosa vuol dire perdere il ruolo di paese di passo? Michele Urrasio, poeta noto e fine, autore di molte pregevolissime e premiate raccolte ispirate dalla bellezza di questi luoghi, si è trasferito a Lucera, ma lo trovi più spesso per le vie di Alberona. Sostiene che c’è un paese che non morirà mai: «È il paese dell’anima, della tua infanzia, delle facce dei tuoi paesani, del giuoco del vecchio che chiede: “Ma tu non sei il figlio di… ah, il poeta”». Alberona, sostiene Urrasio, è «come avere un cielo più vicino», anche adesso che il crinale dei suoi monti è dominato dalle pale eoliche. È il posto dove la brezza «fa tremare l’erba».
Altro splendido scorcio di Alberona, in provincia di Foggia. La Torre sede dei Cavalieri È commovente girare per le stradine con Michele Urrasio. Due chiacchiere con Carmine Onorato, “o freschette”, perché suo padre, dal quale ha ereditato il soprannome, aveva sempre freddo; famiglia di macellai da 230 anni. Arrivare sotto “o campanare”, la torre delle campane, luogo di demarcazione fra i ragazzi di sopra e quelli di sotto, storie di guerre e bande a suon di sassate. E più in là, la Torre del Gran Priore, del 1200, prima sede dei Templari e poi dei Cavalieri di Malta, che si stabilirono ad Alberona dal XII al XX secolo.
La chiesa madre di Alberona, intitolata alla Natività di Maria. Alle spalle della Torre del Gran Priore la piazza del Popolo, la più antica di Alberona, antistante la chiesa madre, costruita dai Templari, i cui simboli, unitamente a quelli dei Cavalieri di Malta, caratterizzano questo edificio sacro intitolato alla Natività di Maria Santissima. «Mia madre», racconta Urrasio, «era il termometro della bravura dei predicatori quando ancora si facevano le missioni: se piangeva a ogni predica voleva dire che il livello era veramente alto. Noi bambini invece ci preoccupavamo della canna di don Giuseppe che si abbatteva su di noi se non stavamo zitti e buoni durante la Messa». Più sotto, oltre il limite di “o campanare”, si apre l’Arco Calabrese, unico arco con soffitto ligneo del borgo. Sotto “u’ spuorte” come si chiama in dialetto, ci si difendeva dal caldo e dal freddo. «Sotto “u’ spuorte”», racconta Urrasio, «si azzardavano i primi approcci amorosi, ci si incontrava furtivamente. Ma dai nidi di rondine si indovinava l’arrivo della primavera che si sospirava per via del gran freddo invernale».
Altra veduta del paese pugliese. Ci si può rassegnare a veder morire un paese dell’anima? Leonardo De Matthaeis, assessore al Turismo, nella vita fa l’avvocato penalista al Foro di Foggia, ma insieme al sindaco di Alberona, il pediatra Giambattista Forgione, ha messo su un bel gruppo con lo scopo di aprire strade nuove e ripristinare quelle vecchie per riportare chi se n’è andato e per far restar chi c’è. L’avvocato si è inventato di tutto, dall’estate alberonese, alle sagre, alla riscoperta di tutto quello che era possibile ritrovare sugli scaffali del passato. Magnifico folletto, si trasforma – come Fregoli – da avvocato a operaio, attore, carpentiere. Un’altra veduta dell’antico borgo di Alberona. I primi investitori stranieri Il sindaco Giambattista Forgione, in carica dal 2006, ha proseguito nell’opera di restyling del borgo già avviata dal suo predecessore. «Per convincere i giovani a restare», dichiara, «ho potenziato i servizi per il turismo come volàno per ritrovare una nostra “strada”, ma l’ho abbinato alle risorse che ci dà l’aver accettato sui nostri monti gli impianti per l’energia eolica. Con i proventi dell’eolico, infatti, finanziamo il progetto “nuovi artigiani” e abbiamo costruito il centro sportivo con la piscina». «Qui», prosegue il sindaco, «non si paga Ici già da prima che venisse abolita. Con la Regione Puglia, poi, che ha cofinanziato il progetto, abbiamo realizzato un centro per gli anziani non autosufficienti. Ne sono nati posti di lavoro e un po’ di speranza per il futuro. Di certo, posso dire che l’emorragia demografica si è arrestata due anni fa e questo è il segnale di maggiore fiducia, che fa seguito a un primo insediamento di investitori stranieri, per lo più inglesi, che hanno deciso di puntare sulla nostra terra. A loro piace molto il trekking, ma stando in mezzo a noi hanno cominciato ad apprezzare la buona tavola e l’aria buona». La chiesa di San Rocco. Crederci tutti insieme Ma vengono apprezzate pure le opere di un’artista alberonese come Lucia Di Pasqua, che ha strappato un atelier al ventre di un vecchio stabile e lì crea dando vita a bambole di cartapesta, quadri, sculture. «Mi piace fisicamente, questo mio paese», spiega Lucia, «mi piacciono i suoi colori forti, i costumi che sono sempre fonte di ispirazione». «Ma se vogliamo farcela davvero», incalza il parroco, don Luigi Pompa, «dobbiamo diventare una vera comunità, non splendide, ma isolate, figure. Dobbiamo crederci tutti. E dobbiamo crederci tutti insieme». Mentre si cercano nuove strade, qualche tempo fa gli alberonesi hanno visto spuntare dal vecchio sentiero un signore vestito poveramente, con un bastone in mano. Era uno svizzero che aveva lasciato il posto in banca per raggiungere la Terrasanta a piedi. «Non è questa», ha chiesto a chi lo guardava stupito, «la strada che portava a Gerusalemme?». COME ARRIVARE AD ALBERONA Il paese è raggiungibile facilmente da più parti. Per chi viene da Roma si imbocca la A1 verso Napoli, si esce a San Vittore e si imbocca la Ss85 fino a Isernia, poi si continua sulla Ss17 e Ss87 fino a Campobasso, quindi si prende la Ss645 in direzione Foggia, in prossimità di Volturino si seguono le indicazioni per Alberona. Se si proviene da Napoli invece si prende la A16, uscita a Candela, direzione Foggia e quindi, una volta a Foggia si procede per Pescara-Campobasso-Lucera. Da Lucera il passo è breve. Per chi viene da Pescara si prende la A14 uscita San Severo, direzione Lucera e quindi Alberona. Mentre per chi proviene da Bari basta prendere la A14, uscita Foggia direzione Lucera e quindi Alberona sulla Sp130. LA RICETTA DEI CICCATELLI CON BROCCOLI Mangiare bene ad Alberona non è davvero un problema. A La Villetta piuttosto che da Liberato, o ancora alle due bracierie La Cascina e Ai Pisciarelli, si possono gustare le specialità locali che si fanno apprezzare per l’assoluta semplicità degli ingredienti e della cottura senza eccessi di spezie o di salse piccanti.
Rosa Franchino e il marito, titolari del ristorante La Villetta, uno dei molti locali di Alberona dove si può gustare l’ottima cucina della zona. Molto particolare l’agnello alla cicoria, anche se il piatto più conosciuto sono i ciccatelli con broccoli di rapa o neri. Il procedimento è semplice: si versa la farina e la semola nella spianatora (350 grammi la semola e 150 la farina) e nel mezzo si versa un bicchiere di acqua salata tiepida. Si copre l’impasto, lo si fa riposare e poi si forma una sfoglia di un centimetro di spessore: si taglia a strisce di due centimetri che poi si caveranno con le dita. In abbondante acqua salata si fa bollire il cavolo. A metà cottura si aggiungono i ciccatelli. A parte si fanno rosolare aglio, olio e peperoncino in una padella dove poi si fa saltare il tutto.